La figura del giardiniere

Noi quando parliamo di giardiniere possiamo avere in mente figure quali L. Villoresi al Parco di Monza, A. Le Notre a Versailles, J. Graefer a Caserta, uomini che per le loro capacità e per i risultati ottenuti sono rimasti nella storia.

Purtroppo al giorno d’oggi il giardiniere è un lavoro che viene molto spesso sottovalutato, tendiamo a utilizzare il termine ‘giardiniere’ per figure poco specializzate, quali gli addetti alla manutenzione del verde, che tagliano l’erba nel giardino condominiale o nella rotonda spartitraffico del Comune.

Il rischio di fare confusione è molto comune, e anche volendo, non è facile fare ordine.

Il Giardiniere sta ad indicare una persona che sa fare il suo mestiere, dotato di competenze, esperienze, dinamismo, capacità di aggiornamento e non è un operaio che, nonostante maneggi con competenza gli attrezzi del mestiere, tratta le piante come il fabbro tratta l’incudine.

I vecchi Giardinieri, erano probabilmente figli d’arte, si tramandavano il mestiere di generazione in generazione e acquisivano capacità e competenze sul campo, sotto la guida di capi anziani esperti; pochi di loro potevano vantare titoli di studio quali diplomi e lauree, ma le capacità e la maturità professionale erano acquisite poco alla volta attraverso l’esercizio, l’emulazione e il maturare dell’esperienza.

Oggi ci troviamo in un periodo di grande confusione, in cui c’è sempre meno competenza e sempre meno voglia di imparare e mettersi in gioco. Un periodo nel quale tutti possono fare tutto, e tutti si sentono bravi in quello che fanno, senza l’umiltà di capire che nel lavoro del Giardiniere, come in tutti i lavori, c’è sempre da imparare.

Potremmo tentare di fare chiarezza definendo cosa non è un Giardiniere: non è un architetto, non è un botanico, non è un ingegnere, non è un pedologo/geologo, non è un paesaggista, non è un taglialegna, non è un filosofo né un poeta.

Immagine 1 – Gilles Clément, Jardin à la Vallée. Photo Marc Deneyer


Allora cos’è un giardiniere?

Un giardiniere è una persona competente che ama le piante e che opera per la loro sopravvivenza, anche per le più scassate e le più acciaccate, in particolare se rappresentano un ricordo, un pezzo di vita, un pezzo di storia, un luogo o un avvenimento particolare; conosce profondamente il mondo vegetale e le sue relazioni con l’ambiente; non ha timore di immergere le mani in acqua o nella terra perché le piante non sono fatte solo di bei fiori ma sono organismi viventi con le radici nel terreno. Il giardiniere ha il gusto del bello, delle forme armoniose, delle scenografie emozionanti; è in grado di distinguere una fornitura di piante di prima scelta rispetto a piante di scarto, e non acquista una fornitura da un vivaio specifico solo perché gli fa comodo, ma perché coltiva con determinati standard qualitativi. Il giardiniere lavora costantemente con materiale vegetale, materia vivente che ogni giorno fa perdere di vista le certezze.

Il giardiniere sa che il giardino è un luogo di trasformazione, dove ogni elemento muta nel corso del tempo, e per questo tutto ciò che facciamo, non è mai un’opera compiuta e finita, ma è in continuo divenire.

La vera arte sta nel porsi di fronte al giardino con molta umiltà e rispetto, bisogna comprendere l’essenza di un luogo e riportarla allo splendore, lavorando con la Natura e non contro di essa (Clément, 2005).

Il giardiniere è colui che ama la vita, e per questo la conserva, anche negli alberi. L’albero è espressione di una vita, ovviamente diversa da quella degli umani, ma sempre strettamente ad essa correlata; inoltre un semplice albero vecchio, non solo è simbolo di vita ma è anche rifugio di vita, per uccelli, insetti, roditori e tanti altri ospiti che arricchiscono la biodiversità dell’ambiente urbano.

Immagine 2 – Alberi in città


C’è qualcuno seduto all’ombra oggi perché qualcun altro ha piantato un albero molto tempo fa.
(Warren Buffett)


Il Paesaggista e il giardiniere devono collaborare per inserirsi all’interno di un luogo ‘in punta di piedi’, senza prepotenza, bisogna avere pazienza e saper osservare i meccanismi adattivi già presenti in natura, nel mondo e ispirarsi ai migliori di essi.

Nel libro Dio è anche giardiniere (Boureux, 2016), l’autore invita ad abitare il mondo da giardinieri, da custodi, della creazione non da padroni. Per questo ci invita a adottare un punto di vista “universale”, meglio uno “sguardo” capace di superare l’antropocentrismo e l’opposizione tra gli umani e gli altri esseri viventi.


L’uomo non è la misura della creazione.


Il giardino rappresenta un bellissimo viaggio che ci pone di fronte a un milione di possibilità. Impegniamoci a osservare le piccole cose che ogni giorno ci offre, stupiamoci, arrabbiamoci e amiamo perché il giardino è vita.

Immagine 3 – Impariamo ad osservare


Il giardino è un libro che si sfoglia per pagine, non un progetto che si stabilizza in un piano finale e mai un miraggio che tenda a un punto di equilibrio.

Il giardino è un sogno più volte ruminato, un vortice dinamico steso nel cielo come una macchia di storni, fluttuante di piccole evoluzioni imprevedibili.

Il giardino è un laboratorio dove osservare l’atelier darwiniano. Il giardiniere passeggia sempre al suo interno con un misto di stupore e riverenza, incapace di non azzardare progetti a venire.

Il giardino è attesa e, al contempo, il saper cogliere il piacere della parzialità dell’istante, non solo perché si proietta in un futuro distonico rispetto all’immaginazione, ma anche per il suo svolgersi e dissolversi, quel mettere in gioco piani differenti del dialogo ideativo in tempi diversi.

La filosofia del giardiniere. Riflessioni sulla cura, Roberto Marchesini